-AriA-
“Ogni giorno io
sbigottisco dieci volte, come ho potuto allontanarmi così da me stesso. Così
alienato e derubato ritorno anche dal lavoro, silenzioso e in profonda
meditazione cammino per le vie, oltrepasso i tram e le auto e i passanti nella
nube dei libri che ho trovato quel giorno e che porto a casa nella borsa, passo
sognante col verde senza neppure accorgermene, non urto contro i lampioni né
contro i passanti, soltanto cammino e puzzo di birra e di sporcizia, ma
sorrido, perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera da loro
apprenderò su me stesso qualche cosa che ancora non so. Così cammino per le vie
rumorose, mai col rosso, so camminare in una subconscia incoscienza e nel
dormiveglia, in uno stato di ispirazione subliminale, ogni pacco che ho
pressato quel giorno echeggia in me quieto e silenzioso, e io ho la sensazione
tattile di essere anch'io un pacco pressato di libri, che anche dentro di me
c'è la piccola fiammella di controllo di uno scaldabagno, quel piccolo
fuocherello di controllo di un frigorifero a gas, una piccola lucina eterna
alla quale quotidianamente aggiungo l'olio dei pensieri che ho letto sul lavoro
e contro la mia volontà dai libri che ora mi porto a casa nella borsa. (…)
Quando gli occhi
mi capitano su un libro come si deve, quando rimuovo le parole stampate, del
testo anche qui non restano che pensieri immateriali, i quali svolazzano per
l’aria, poggiano sull’aria, dall’aria sono nutriti e nell’aria ritornano,
perché tutto in fin dei conti è aria…».”
Bohumil Hrabal -Una solitudine troppo rumorosa –

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