Niente
da risolvere
“C’è
un paesaggio interiore, una geografia dell’anima; ne cerchiamo gli elementi per
tutta la vita.
Chi
è fortunato da incontrarlo, scivola come l’acqua sopra a un sasso, fino ai suoi
fluidi contorni, ed è a casa.
Alcuni
lo trovano nel luogo di nascita; altri possono andarsene, bruciati, da una
città di mare, e scoprirsi ristorati nel deserto. Ci sono quelli nati in
campagne collinose che si sentono veramente a loro agio solo nell’intensa e
indaffarata solitudine della città.
Per
qualcuno è la ricerca dell’impronta di un altro; un figlio o una madre, un
nonno o un fratello, un innamorato, un marito, una moglie o un nemico.
Possiamo
vivere la nostra vita nella gioia o nell’infelicità, baciati dal successo o
insoddisfatti, amati o no, senza mai sentirci raggelare dalla sorpresa di un
riconoscimento, senza patire mai lo strazio del ferro rovente ritorto che si
sfila dalla nostra anima, e trovare finalmente il nostro posto. (…)
Una
strana calma mi invase. Mandai un sospiro, profondo, come se a un tratto avessi
cambiato pelle. Mi sentivo vecchio e soddisfatto. L'impressione di aver
incontrato qualcuno che conoscevo mi era passata attraverso il corpo come una
scossa elettrica. Per un attimo, un attimo solo, avevo incontrato uno come me,
un altro della mia specie. Ci eravamo riconosciuti. Ero grato di
quell'incontro, ma non volevo pensarci più.
Mi ero sentito a casa mia. Per un attimo, ma
più a lungo della maggior parte della gente. Era sufficiente, sufficiente per
la mia vita.
Naturalmente
non era sufficiente. Ma in quelle prima ore ero soltanto grato che si fosse
presentato quel momento. (…)
Era
l’esperienza di una frazione di secondo che cambia tutto; lo scontro
automobilistico; la lettera che non dovevamo aprire; il nodulo nel petto o
nell’inguine; il lampo accecante. Sul mio ordinato palcoscenico le luci erano
accese, e forse finalmente io aspettavo tra le quinte.”
Josephine
Hart - Il danno
http://www.culturalismi.com/culturalismi/la-vignetta-del-mese/dicembre-2012-niente-da-risolvere.html

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