“Preferisco ridere quando non c’è niente che va, perché nulla
è veramente chiaro e nulla è assolutamente oscuro. Direi che tutto è complesso
e che la verità è più vicina all’ombra. (…)
Giocare non è ingannare, ma rivelare le virtù dell’oscurità.
È come per l’intelligenza, non so più chi l’aveva definita come lo stato dell’incomprensione
del mondo. Questo ci riporta ai nostri poeti mistici per cui ciò che si vede è
la maschera più perversa della verità. Lei sa, poiché l’ha vissuto nel suo
corpo, che la chiarezza è un’illusione. Che cosa c’è di chiaro, di definibile,
nei rapporti tra due esseri? Mi sembra che ci sia stato un momento di distrazione
nella sua vita e questo si è prolungato: ci ha preso gusto, piacere, e si è
messa a giocare per confondere le piste e sfidare gli sguardi.”
T. B. Jelloun - Notte fatale

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